EDUCARE: IL GRANDE MESTIERE

 


Educare: un mestiere difficile per noi genitori, un mestiere che ci obbliga ad osservare, ascoltare, cercare di capire le motivazioni che stanno alla base del comportamento dei nostri figli. Ciò allo scopo di modificare e adattare di conseguenza le nostre razioni.

 

Questo per un periodo che varia dai 15 ai 20 anni, con gioie mescolate ad angosce, ma sempre con fiducia. Duro mestiere, certo, pieno di ripensamenti ed incertezze, ma anche di padronanza di sé e, soprattutto, d'abnegazione. Possiamo forse immaginare un mestiere più appassionante dell'accompagnare un bambino, che abbiamo messo al mondo per amore, fino a che diventi un uomo o una donna capace di amare, cioè di donarsi un giorno agli altri, a grandi cause, qualunque possa essere il suo futuro?

Ecco, è proprio questo il "grande mestiere", il più importante, quello dal quale dipende l'avvenire dell'umanità.

Il primo requisito è il buon senso, che necessita di una prima virtù, l'umiltà. In questo difficile mestiere non finiremo mai di impararla. Cerchiamo di considerarci per tutta la vita semplici "apprendisti", cioè persone capaci di rivedere i propri giudizi, le proprie conquiste, l'interpretazione delle proprie esperienze alla luce di fatti nuovi.

La pazienza

Un neonato impiegherà 20 anni prima di diventare un uomo o una donna. E, prima ancora dovrà superare una per una le tappe dell'infanzia, evolvendosi secondo un proprio ritmo. Il suo sarà sempre un progredire per piccoli passi, e spesso resteremo sorpresi di vederlo sostare, magari a lungo, prima di acquistare qualcosa di nuovo. Cosa che potrà indisporci, ma è per gradi che si compie la normale evoluzione di un bambino.

L'amore nelle sue varietà

Ma è l'amore l'elemento più importante dell'educazione, purché sia un amore vero. Un amore dono di sé stessi. Un amore che noi adulti dobbiamo aver acquisito.

Tutti amano i bambini. Chi potrebbe non amare questi piccoli esseri tanto teneri e graziosi, che tanto si fanno amare perché ognuno di noi ha in sé un istinto così forte per la paternità e la maternità, da trasmettere la vita. Ma li amiamo davvero per loro stessi o per il piacere che ci procurano, per la soddisfazione di quell'istinto alla procreazione e purché non disturbi i nostri programmi?


Noi speriamo che ci saranno sempre grandi famiglie. Ma perché ciò avvenga bisogna avere molto coraggio, anche quello di passare per emeriti "imbecilli", per poveri diavoli che non hanno saputo "stare attenti" Anche io e mia mogli non abbiamo saputo "stare attenti", ma siamo felici di non esserlo stati.


Ci si dirà che è una questione di soldi, Certamente, ma solo in parte. Non crediamo sia questo l'elemento essenziale: prima di tutto è concepire la vita in modo diverso.
Bisogna avere fiducia nella Provvidenza!
E quel dono d'amore che abbiamo fatto, o che avremmo dovuto fare, al momento del concepimento del nostro piccino, va ripetuto giorno dopo giorno per tutta la sua vita.

Teniamo sempre ben presente lo scopo che vogliamo raggiungere, trasmettere l'amore al nostro bambino. L'amore è l'unico fine, il solo motore della vita, senza di esso, esistono soltanto odio ed egoismo, e sappiamo tutti dove questi sentimenti conducano. La progressione a questa educazione deve adatta ad ogni età. Non so qualche volte, di fronte al proprio fallimento come genitori certi adulti mi abbiano detto: "Eppure l' ho allevato bene il mio bambino!".

Sempre mi sono chiesto come fosse un bambino "allevato bene"


Forse un bambino pulito, ben educato che sa dire buongiorno, per favore, grazie, un bambino assennato che non disturba, che si impegna a scuola, che fa onore ai propri genitori. Sono qualità che da sole non valgono nulla, sono positive, ma non rappresentano i valori principali da insegnare a un fanciullo. Esse verranno poi, spontaneamente, per amore, e allora sì che sarà un risultato eccellente, ma se tenteremo di ricoprire i nostri figli con questa vernice superficiale, che non ha radici in un profondo sentimento d'amore, tutto ciò sarà una maschera assolutamente inutile e gli insegnerà una cosa sola: ad essere ipocrita.
No! Nell'educazione di un bambino non deve esserci nulla di superficiale.

Il vero educatore è colui che aiuta il minore ad aprirsi con gioia agli altri, a diventare, insomma, un individuo libero, in grado di comportarsi secondo coscienza, di capire quali siano i limiti della libertà individuale, nell'interessedel singolo e della collettività accettandone serenamente i relativi doveri.

 

PAUL LEMOINE - Educare: il grande mestiere - Ed. San Paolo 1986

 

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