MIO FIGLIO, AMATISSIMO ESTRANEO

E un giorno improvvisamente il figlio maggiore ti sembra in qualcosa cambiato.
Un ragazzo, non più un bambino; lungo, un po' sgraziato, come se le gambe e le braccia gli fossero cresciute troppo in fretta; e a tratti silenzioso, assorto.
In quell'istante in cui ti accorgi che il bambino non c'è più, può accadere di avere rimpianto, e anche un po' di paura.
Il bambino piccolo ti sembra "tuo", lo comprendi senza fatica.
Ma chi è quest'altro, alto quasi come un adulto e cos'ha in testa, e a cosa pensa quando gli fai una domanda e lui nemmeno ti sente?
Ancora poco e sarà un altro davvero, un uomo. Altro da ciò che era, completamente altro da suo padre e da sua madre. Un amatissimo estraneo, a tratti ancora fanciullesco a tratti incomprensibile e quasi ostile, occuperà la stanza del nostro bambino ancora piena di orsi di peluche e poster di Harry Potter.


Faticoso crescere, ma che fatica anche per madri e padri stare a guardare la metamorfosi.
Zitti, come per non disturbare e non essere noiosi; mentre ti salgono in gola le stesse identiche frasi che ti diceva tua madre, mentre tu alzavi le spalle. Le raccomandazioni cento volte ripetute - stai attento, guarda, ricordati - che continuiamo a fare perché "lui" per noi resta ancora il bambino che era.
E da parte sua, la stessa insofferenza che è stata nostra, la sacrosanta voglia di andare e camminare da solo.
Il paradosso è che ora il suo bene è proprio in questo andare, e andarsene da noi, e di noi non avere più bisogno.

Ma non è facile lasciare andar via tuo figlio.
Non è istintivo come lo era cullarlo e dargli da mangiare da piccolo; richiede un sacrificio, una rinuncia, un lasciare la presa della mano con cui lo tenevamo, stretto, una volta.
E richiede fiducia, e anche la convinzione intima, profonda, che la vita sia buona, e buono dunque il buttarcisi dentro, magari anche sbagliando, per costruire.
In quanti veramente abbiamo questa certezza che tutto è per un bene?
Ripensi alle notti in piedi dei primi mesi, alle febbri alte, al pediatra chiamato di corsa per un nulla, con tenerezza e nostalgia.
Com'era facile essere madre allora, ciò che ti veniva domandato era semplice e viscerale.

Ora con l'adolescenza, anche per madri e padri è il tempo degli esami veri, e dei giudizi; prima di tutti quello di tuo figlio, che ti osserva e ti misura. Antica ed indispensabile rivolta che ogni generazione ripete; e per le madri, nuovo ed inesorabile travaglio - ma tanto più difficile del primo.

Marina Corradi- Noi Genitori e figli- settembre 2002

 

per stampare questa pagina